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Quando l’enfasi non basta: l’esclarrogativo

Piccola premessa: la grammatica non è immutabile.
Scommetto che vi hanno sempre detto il contrario.
Vi hanno sempre mentito.

La forza delle idee.

Una delle costanti di qualsiasi lingua è che muta nel tempo, tramite l’impiego che se ne fa.
L’utilizzo (o il non-utilizzo) di una determinata parola ne determina il successo, creando una consuetudine, o l’oblio.
Quindi è bene riferirsi alle “consuetudini grammaticali“, più che alle regole.
Chi crea le consuetudini? Qualunque parlante.

E veniamo a noi: se scrivete, vi sarà di certo capitata la necessità di imprimere un tono alle frasi pronunciate da certi vostri personaggi.
Il tono si può descrivere tramite aggettivi, descrizioni e, ovviamente, tramite la punteggiatura.

E qui arriviamo al nocciolo della questione, come comportarsi quando l’urgenza, la forza di una frase non sono apparentemente supportate solo da un singolo punto esclamativo, o interrogativo?

C’è domanda e domanda. E questo è un fatto.
C’è un sottile incoraggiamento, e c’è quello urlato.

Una domanda tranquilla, sussurrata in complicità, magari sotto le coperte, o una domanda urlata, magari a vostro padre armato di spada laser, mentre voi rischiate di precipitare dal moncone di un ponte.
Percepite la differenza?

C’è la fusione tra domanda e esclamazione, dove i confini dell’una si fondono nell’altra.

Bene.

Mai, MAI raddoppiare, o triplicare. O peggio.
Sì, ok, c’è la sordida faccenda dei puntini di sospensione. Sono tre…
Però no, mai scrivere ?? oppure !!. Peggio ancora !1!!!11!?.
Allora, cosa fare?

Nella lingua italiana è consentito l’accostamento di punto interrogativo e esclamativo, il cosiddetto punto misto, !??!, anche se non è consigliato (da chi, poi? boh).
La frase “Sei tu mio padre?!” risulta così più forte (e non scaldatevi, non ho citato la scena del ponte in questione, NON è una citazione).
Almeno, per me è di gran lunga più efficace. Arrivo anche a tollerare, e talvolta l’ho impiegato anche io come alternativa, un’alternanza tra interrogativo e esclamativo nell’ordine di tre, ?!?, sempre per la sordida questione dei tre puntini di sospensione. Ma quest’ultimo caso non è riconosciuto, anzi, probabilmente è osteggiato da qualche confraternita grammaticale, quindi voi non usatelo, limitatevi a due.

Ma, c’è un’altra alternativa, sempre che la vostra tastiera, o programma di scrittura, la supporti:

il punto esclarrogativo.

Se siete riusciti a pronunciarlo senza slogarvi la mascella, bene, siete avanti a tutti gli altri.
Scherzi a parte, l’esclarrogativo è stato ideato nel 1962 da Martin K. Speckter, presidente di un’omonima azienda pubblicitaria newyorkese. L’intenzione era ovviamente sopperire a quella che veniva (e viene) sentita come una mancanza nella gamma dei segni di interpunzione.
L’esclarrogativo, in inglese denominato interrobang (da interrogatio + bang), graficamente è nient’altro che la fusione di interrogativo e esclamativo.

È corretto, è consentito, o è solo una roba da yankee? Vi ammazzano se lo impiegate?
Sì, no, forse.
Rientra nel discorso fatto all’inizio. Non è vietato, è solo… poco utilizzato, e di conseguenza poco noto, e ancora di conseguenza poco ammesso.
Non ancora divenuto consuetudine. Spekter lo creò per fini pratici, pubblicitari, e probabilmente il segno fuso non soppianterà mai il punto misto, pur rappresentando una trovata non priva di fascino e praticità.

Se dovesse capitarmi sotto mano, non credo lo correggerei, ecco. Personalmente, però, preferisco il punto misto.
A voi la scelta.