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La scelta del font 2 di 2

Quando mi chiedono cosa ci voglia per impaginare un libro, la prima risposta è: una buona formattazione.
Tutto ciò che occorre al vostro libro, numeri di pagina, note a piè di pagina, colophon, ringraziamenti, indice, etc…, è contenuto nel file Word (o Open Office, o LibreOffice, etc…). Se avete impostato correttamente tutto nel file originario, l’impaginazione poi diventa una passeggiata.
L’unico aspetto che non si evince appieno dal file di testo è, ancora una volta, quello sentito come più delicato: il carattere. O font.
Quasi sempre, infatti, il file Word non rende giustizia al font impiegato. Occorre pertanto effettuare delle prove con diversi font e convertire ciascuno di essi in formato PDF, che è nient’altro che la bozza di stampa vera e propria e riproduce, una volta tanto, il font in maniera adeguata, identica a quella che sarà la versione su carta.

Ovviamente, per la stampa del nostro libro sceglieremo un font con grazie. Ovvero quei “allungamenti ortogonali” posti alle estremità di ciascuna lettera.
Un libro in Arial anche no, grazie.

Nel primo articolo vi avevo consigliato cinque font gratuiti e ottimi per impaginare il vostro testo. In questa seconda parte ve ne segnalo volentieri altrettanti. Eleganti, efficaci, che favoriscono la lettura.

Cominciamo con Baskervald. Nome completo Baskervald ADF Std, creato da Arkandis Digital Foundry, che ricalca elegantemente (e gratuitamente) il più famoso Baskerville. Elegante e antico. E non solo nell’estetica, corroborata da legature affusolate per tempi più civilizzati. Quando dico antico intendo che il Baskerville è stato il font dominante tra l’Ottocento e il Novecento. Quasi tutti i testi pubblicati erano in Baskerville. Oggi a usarlo è rimasta Adelphi e qualche editore estero. Se è stato così tanto usato ci sarà un perché e il Baskervald è un’alternativa evocativa e, soprattutto, gratuita.

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Crimson. A cominciare dal nome, si impone per la chiarezza del tratto. Sebastian Kosch, il suo creatore, l’ha reso permanentemente open-source. Il che significa che chiunque, volendo, può contribuire a modificarlo e arricchirlo. Carattere pulito e netto, dicevamo, con lettere assolutamente definite che non si toccano mai. In ciò presumibilmente aiutato dall’assenza di legature. Ciò nonostante, Crimson resta una scelta concreta, che paga in termini di leggibilità e chiarezza.

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Fanwood. Scoperto e, a quanto sembra, creato solo di recente, si sa solo che l’autore è Ceco-Americano. Piuttosto piccolo e ristretto. A parità di grandezza del carattere, lo standard 12, risulta persino più piccolo del Baskervald, cià non toglie che il Fanwood sia una scelta estremamente versatile, specie oggi: le lettere sono state create con tonalità molto scure, e tuttavia riducendone il contrasto. Quest’ultimo aspetto lo rende particolarmente adatto alla conversione (e lettura) sugli e-reader.

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Eb Garamond. Ok, se proprio insistete e non potete fare a meno del font più usato dall’editoria italica, eccovi l’alternativa gratuita. L’EB Garamond non vi offre gli accenti invertiti, come il Simoncini Garamond creato all’uopo per Einaudi, ma è altrettanto efficace, c’è poco da fare, con legature davvero, davvero eleganti, che danno il loro meglio, a mio avviso, nel corsivo. C’è un però, che è solo imputabile al gusto personale: il Garamond risulta fin troppo schiacciato, quindi va benissimo per un’interlinea stretta, altrimenti sembrerà che le righe del vostro testo navighino nel bianco siderale delle pagine.

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Libre Caslon Text. Creato da Pablo Impallari e Rodrigo Fuenzalida. Deriva dal Caslon, font usato negli Stati Uniti, soprattutto nella metà del XX secolo, negli annunci pubblicitari. È stato ripulito, rivisto e ottimizzato per il web. In termini di dimensioni è l’esatto opposto dell’EB Garamond. A parità di dimensione standard, 12, risulta grande, ampio, tanto che forse è consigliabile ridurlo di un punto e portarlo a 11. La leggibilità è ai massimi livelli, e le legature svolazzanti ma non troppo, ne fanno un’alternativa chic a tutti gli altri font qui consigliati.

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