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La scelta del font – 1 di 2

Cartaceo, si diceva.
Dopo la copertina, bisogna pensare al testo.
Formattarlo, certo, per evitare le bruttura di un arrangiamento frettoloso che urla incuria; dopotutto, il testo, subito dopo la copertina, è la vostra identità, rispecchia ciò che siete.
Quindi, cerchiamo di presentarci al meglio.
E, dopo la formattazione, l’aspetto, l’impaginazione. I lettori ci passeranno, si spera, delle ore, insieme al vostro testo: la scelta del carattere, o font, è tanto fondamentale quanto invisibile.

Deve rispettare le diottrie del lettore, non deve affaticare e, paradossale, deve apparire il meno possibile.

Bodoni

Il carattere. O font. Si dice che il miglior carattere sia quello che passa inosservato, al contrario che nella vita. Perché, se si fa notare, quasi sicuramente è perché vi ha stancato la vista, o l’ha colpita un po’ troppo, e quindi magari è più adatto più a uno slogan pubblicitario da cartellone, che a centinaia di pagine di testo che, per la loro stessa natura, devono scorrere il più veloce possibile.

Da autoprodotti, possiamo pensare di sganciarci dalla tradizione secolare italiana che vuole (quasi) tutti i testi pubblicati in Garamond.
Più nello specifico, Garamond classico oppure Simoncini Garamond.
Sul perché del Garamond onnipresente nella penisola italica non occorre ricamarci sopra più di tanto, la cosa è facilmente intuibile: è fuori di dubbio elegante, versatile, ad altissima leggibilità.

Ma, da autoprodotti, possiamo pensare di rompere la tradizione e impiegare altro, se vogliamo, ma senza rinunciare all’eleganza e alla versatilità.
Ci sono font molto, molto intriganti, soprattutto open source.

Io uso LibreOffice, non Word, come la maggior parte dei bravi cristiani. Il font “base” di LO è Liberation Serif.
L’ho usato anch’io per parecchi ebook, ma giudico la sua resa di stampa un po’ stitica. È stretto, con grazie un po’ avare, almeno per me poco leggibile – probabilmente a causa del mio astigmatismo – tant’è che devo ingrandirlo sempre a valore 14, per usufruirne con efficacia.

Volendo mettere da parte la versione open del Garamond, l’EB Garamond, e mettendo da parte sia Liberation che Times New Roman (il font “base” di Word e delle tesi delle università  italiane, la mia compresa), vediamo che alternative possiamo trovare.

Ho radunato una manciata di tipi, più o meno ispirati a font commerciali, altri creati all’uopo e messi a disposizione dell’utenza, spesso prevedendo collaborazioni open source.

Il primo che mi sento di segnalare è Cardo, creato da David Perry, contrazione di Cardinal Bembo, ispirato all’opera di Francesco Griffo.
Equilibrato, con legature “originali”, in caso di doppia f e i consecutive, il puntino della i viene “assorbito” dalla grazia della f.
Fa il suo lavoro, è classicheggiante e la resa di stampa è eccellente.

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Alegreya, a prima occhiata simile a Cardo; è un carattere che ama essere scoperto, perché più lo guardate e lo mettete a confronto, più noterete le differenze, le variazioni originali, le piccole curve; disegnato da Juan Pablo del Peral, probabilmente la scelta più audace, con una forma delle lettere molto, molto particolare, aggraziata, che nulla toglie alla leggibilità e che risulta, soprattutto, elegantissimo pur alternativo.

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Public Type (PT), rilasciati nel 2009 e commissionati dalla Paratype di Rospechat, un dipartimento del Ministero Russo delle Comunicazioni per celebrare il trecentesimo anniversario della riforma ortografica voluta da Pietro il Grande. Supporta ogni tipo di variazione del Cirillico, ma anche, ed è quello che ci interessa, l’alfabeto latino. Disegnato da Alexandra Korolkova. Efficacia e praticità russa. Probabilmente il migliore, se si cerca un bilanciamento tra stile e leggibilità. A parità di grandezza, risulta essere il carattere più esteso e anche il più chiaro da leggere. Non si rinuncia, tuttavia, a una certa originalità, per la presenza di legature piuttosto ricercate.

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TexGyrePagella, di Hermann Zapf, in origine commerciale, poi divenuto open source, ricalca il Palatino, che è il font ufficiale di Mondadori. Probabilmente lo arricchisce, persino, prendendosi la briga di legature ambiziose con stanghette che “decollano”.

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OFL Sourts Mill Goudy, rilasciato in open source dalla League of Moveable Type, rende forse al meglio nel corsivo, dove le n e le m risultano piuttosto eccentriche, e con legature eleganti e alternative, adoro ad esempio, la prima f che si “corica” sulla seguente; font molto usato nei paesi anglosassoni, come suggerisce il nome.

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E voi, avete font prediletti?

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