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  • Livello 11

    EXIT

    A volte, l’editing è un lavoro che garantisce privilegi. Si viene a conoscere un’opera in una forma unica, primordiale, che sarà preclusa a ogni altro lettore. Ecco perché tra editor e autore occorre fiducia. E sì, certe volte è un privilegio. Di recente ho lavorato a EXIT, una raccolta di racconti di Francesca Fichera, che ha deciso di provare la via seria – l’unica – all’autopubblicazione o, come preferisco chiamarla io, alla produzione indipendente. Francesca ha assoldato me, ha assoldato Luca Morandi, grafico di professione per la copertina che vedete, e un manipolo di volenterose e agguerrite beta-reader. Insieme, ciascuno secondo la propria sensibilità, abbiamo dato ulteriore forma alle parole…

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    La scelta del font 2 di 2

    Quando mi chiedono cosa ci voglia per impaginare un libro, la prima risposta è: una buona formattazione. Tutto ciò che occorre al vostro libro, numeri di pagina, note a piè di pagina, colophon, ringraziamenti, indice, etc…, è contenuto nel file Word (o Open Office, o LibreOffice, etc…). Se avete impostato correttamente tutto nel file originario, l’impaginazione poi diventa una passeggiata. L’unico aspetto che non si evince appieno dal file di testo è, ancora una volta, quello sentito come più delicato: il carattere. O font. Quasi sempre, infatti, il file Word non rende giustizia al font impiegato. Occorre pertanto effettuare delle prove con diversi font e convertire ciascuno di essi in…

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    La scelta del font – 1 di 2

    Cartaceo, si diceva. Dopo la copertina, bisogna pensare al testo. Formattarlo, certo, per evitare le bruttura di un arrangiamento frettoloso che urla incuria; dopotutto, il testo, subito dopo la copertina, è la vostra identità, rispecchia ciò che siete. Quindi, cerchiamo di presentarci al meglio. E, dopo la formattazione, l’aspetto, l’impaginazione. I lettori ci passeranno, si spera, delle ore, insieme al vostro testo: la scelta del carattere, o font, è tanto fondamentale quanto invisibile. Deve rispettare le diottrie del lettore, non deve affaticare e, paradossale, deve apparire il meno possibile. Il carattere. O font. Si dice che il miglior carattere sia quello che passa inosservato, al contrario che nella vita. Perché,…

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    Quando l’enfasi non basta: l’esclarrogativo

    Piccola premessa: la grammatica non è immutabile. Scommetto che vi hanno sempre detto il contrario. Vi hanno sempre mentito. Una delle costanti di qualsiasi lingua è che muta nel tempo, tramite l’impiego che se ne fa. L’utilizzo (o il non-utilizzo) di una determinata parola ne determina il successo, creando una consuetudine, o l’oblio. Quindi è bene riferirsi alle “consuetudini grammaticali“, più che alle regole. Chi crea le consuetudini? Qualunque parlante. E veniamo a noi: se scrivete, vi sarà di certo capitata la necessità di imprimere un tono alle frasi pronunciate da certi vostri personaggi. Il tono si può descrivere tramite aggettivi, descrizioni e, ovviamente, tramite la punteggiatura. E qui arriviamo…